L’Unità Operativa Complessa di Malattie Endocrine e del Metabolismo dell’ospedale “San Carlo” di Potenza, coordinata dal dottor Feliciano Lo Pomo, ha partecipato a un importante studio multicentrico che ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza di semaglutide orale, un nuovo farmaco per il diabete di tipo 2, in pazienti che sospendevano o riducevano il dosaggio dell’antidiabetico orale gliclazide.
I risultati dello studio, che vede come co-autori il dottor Lo Pomo e la dottoressa Antonia Elefante, sono pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Diabetes Obesity and Metabolism ed evidenziano come questo farmaco possa rappresentare una svolta nella gestione del diabete, offrendo benefici significativi per la salute dei pazienti. Lo studio ha coinvolto pazienti con diabete mellito di tipo 2 che stavano assumendo gliclazide, un farmaco più datato che, sebbene efficace nel ridurre i livelli di zucchero nel sangue, può provocare crisi ipoglicemiche, senza nessun vantaggio sulla protezione di cuore e reni e sul controllo del peso corporeo.
L’endopoint primario è stata la variazione dell’emoglobina glicata (HbA1c) in un periodo di follow up di 37 settimane, mentre gli endpoints secondari hanno riguardato la variazione della glicemia a digiuno e del peso, la percentuale di pazienti con HbA1c ≤ 7% e una riduzione combinata in HbA1c (≥1%) e peso corporeo (≥5%). È stata monitorata, inoltre, la sicurezza del farmaco in relazione al rischio ipoglicemico.
Al termine del periodo di follow up tutti gli endpoints sono stati raggiunti: i pazienti che sono passati a semaglutide orale hanno ottenuto una significativa riduzione dei livelli di HbA1c e del peso corporeo; è aumentata la percentuale di pazienti con emoglobina glicata ≤ 7%; sono state ottenute significative riduzioni della glicemia a digiuno, della circonferenza vita, della pressione arteriosa diastolica, del colesterolo totale, del rapporto albumina/creatinina e un incremento dell’hdl-colesterolo e del filtrato glomerulare, con una riduzione dello score di rischio cardiovascolare a 10 anni dal 17% al 12,9%.