Venerdì scorso presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica si è tenuta la commemorazione dell’ottantesimo anniversario di due associazioni femminili, il Centro Italiano Femminile e Unione Donne in Italia.
L’occasione è stata il seminario istituzionale sugli 80 anni di storia delle donne che si sono dedicate alla vita democratica dell’Italia: un lungo viaggio, dunque, partito dall’armistizio dell’8 settembre 1943 che condusse il nostro Paese alla Liberazione dall’occupazione nazifascista. Alla commemorazione della nascita dell’UDI era presente Maddalena Robustelli, componente dell’UDI che assieme alla presidente Vittoria Tola ha consegnato una bandiera odierna della pace che rievoca l’impegno delle donne dell’UDI alla Sovrindentente dell’Archivio della Presidenza della Repubblica, affinché la facesse pervenire con il correlato messaggio al Presidente Sergio Mattarella. Una bandiera che ricorda quelle donne che nel 1947 raccolsero tre milioni di firme per la pace, contro le guerre ed il pericolo nucleare.
In quel periodo storico rilevante fu il ruolo delle donne nella guerra di liberazione dal nazifascismo, non solo come dirette partecipi della Resistenza, ma quali parte attiva di quel percorso condiviso a condurre alla nascita della Repubblica italiana. Importante fu il ruolo esercitato dall’associazionismo femminile che trasformò la volontà individuale per impegnarsi a garantire alle donne italiane una presenza attiva nel proprio contesto sociale come figure portatrici di valori, ideali e proposte politiche. Un salto di qualità notevole rispetto al periodo della dittatura fascista, ove a loro era riservato solo il ruolo di generatrici di stirpe italica e di custodi accudenti del proprio nucleo familiare.
Sia il Centro Italiano Femminile che l’Unione Donne Italiane nacquero sul finire del 1944, anche se per la seconda associazione importanti erano stati i passi compiuti a metà degli anni Trenta dalle donne italiane in esilio, come anche la nascita nel 1943 dei Gruppi di Difesa della Donna e per l’assistenza ai combattenti per la libertà. Si trattava di due associazioni ideologicamente diverse, perché il CIF nasceva come coordinamento di associazioni di ispirazione cattolica già esistenti, mentre l’Unione Donne Italiane era composta da socie comuniste e socialiste.
I risultati di tale impegno sinergico si ebbero con l’elezione delle 21 madri costituenti a seguito delle elezioni politiche successive a tale referendum, ripartite paritariamente tra il CIF e l’UDI, con l’eccezione di una donna facente parte del Fronte dell’Uomo Qualunque. Nei primi anni della storia repubblicana donne di generazioni politiche diverse seppero incontrarsi su questioni cruciali per l’esistenza sociale e la presenza politica femminile. Ad esempio, quando Teresa Noce, iscritta all’UDI e parlamentare del Pci, propose nel 1950 la legge su “La tutela fisica ed economica della lavoratrice madre”, prevedente tra l’altro il divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino, tale legge fu sostenuta da Maria Federici, iscritta al CIF e parlamentare della Dc.