Negli ultimi cinque anni in Campania sono stati oltre 23mila i reati contro l’ambiente e più di 20mila le persone denunciate, 183 arrestate e 7.888 sequestri effettuati.
La maggior parte dei reati sono concentrati nelle province di Napoli e Salerno. È questa la fotografia della Campania scattata dal Rapporto Ecomafia 2023 con i nuovi dati degli ultimi cinque anni di criminalità ambientale in Campania presentato stamattina presso il Casale di Teverolaccio a Succivo, sede operativa del circolo Legambiente Geofilos e della Cooperativa Terra Felix.
A spartirsi la torta sono stati circa 80 clan attivi in tutte le filiere analizzate da Legambiente: dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dai traffici di animali fino allo sfruttamento delle energie rinnovabili e alla distorsione dell’economia circolare. Il ciclo dei rifiuti resta il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale: dal 2018 sono 8.461 i reati contestati, con 8.307 persone denunciate, 118 arresti e 4.343 sequestri.
La Campania si conferma capitale del cemento con 7.360 reati accertati dal 2018, 7.694 persone denunciate, 33 persone arrestate e 1554 sequestri effettuati. Dal 2004 al 2022 il numero delle demolizioni eseguite è del 13,1% dei 23.635 immobili abusivi per i quali è stato stabilito l’abbattimento da parte dei 110 Comuni che hanno risposto in maniera completa al monitoraggio civico promosso da Legambiente, pari al 20% del campione totale.
Secondo l’ultimo rapporto sul Bes (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat, secondo le stime elaborate in collaborazione con il Cresme, la situazione in Campania rimane “insostenibile” con 50,4 abitazioni costruite illegalmente ogni 100 realizzate nel rispetto delle regole.
“I numeri e le storie raccolte nel rapporto confermano il lavoro importante svolto da Forze dell’Ordine, Capitanerie di Porto, enti di controllo e magistratura e dovrebbero sollecitare risposte coerenti ed efficaci da parte di chi ha responsabilità politiche e istituzionali – dichiara Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – Le ecomafie continuano ad affondare le loro radici nell’ambiente, spinte da interessi trasversali in cui si intrecciano sempre di più criminalità ambientale, economica e organizzata in un triangolo perfetto. È urgente affiancare alla risposta giudiziaria una risposta politico-istituzionale ancora troppo carente. Siamo ancora in attesa che inizi concretamente con tempi e regole certe la bonifica del territorio, di azioni concrete per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti che fermino quei tour che da sempre alimentano le ecomafie. Così come siamo in attesa delle ruspe per abbattere il cemento illegale, una delle ferite aperte della nostra regione alimentata da una classe politica che continua a proporre condoni per meri calcoli elettorali o perché, in molti casi, è direttamente coinvolta in questi fenomeni”.
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