Si è tenuta questa mattina nell’Aula Nigro del Tribunale di Lagonegro un’udienza del procedimento a carico di Salvatore Bifulco, 46enne napoletano, e Giuseppina Galdi, 47enne di Baronissi, imputati, a vario titolo, dei reati di maltrattamenti contro familiari conviventi con l’aggravante di aver agito per motivi abietti o futili, adoperando sevizie e agendo con crudeltà, di omissione di soccorso, sequestro di persona e lesioni personali gravi.
I due sono accusati di aver costretto Veronica Barilaro, 24enne di Teggiano e figlia della Galdi, quest’ultima compagna di Bifulco all’epoca dei fatti, a subire violenze fisiche e morali in un arco di tempo di circa tre anni. Veronica in quegli anni viveva con la madre e il Bifulco tra Pozzuoli e Maratea. A causa di calci, pugni e ginocchiate la giovane vittima ha perso la vista all’occhio destro e parte dell’olfatto.
Numerose le violenze che ha denunciato e che hanno condotto al processo, tra cui ustioni causate da getti d’acqua bollente e la segregazione in casa. Veronica si è liberata solo nel 2016, quando Bifulco, arrestato per altri reati, si è reso latitante, accompagnato dalla Galdi, lasciando la ragazza a casa da sola. Soltanto allora Veronica ha trovato il coraggio di chiamare il 112 e chiedere aiuto ai Carabinieri che l’hanno ricondotta tra le braccia del papà.
Nel corso dell’udienza di questa mattina la vittima è stata ascoltata dal giudice Marrone. È doloroso il racconto di Veronica al cospetto del Presidente del Collegio e del pm. Violenze subite senza alcun motivo, giustificate dal Bifulco con l’intento di “liberarla dal demonio“. La ragazza ha dichiarato che la madre, presente in casa, non si opponeva alla furia quotidiana del compagno nonostante le sue urla. Forte la reazione emotiva di Veronica emersa nel ripercorrere quei drammatici mesi di reclusione in casa, senza telefonino, fatti di botte e lividi per i quali non è mai stata portata in ospedale, costretta a stare di notte nel bagno o sul pavimento, obbligata a non addormentarsi (“Se si accorgeva che stavo dormendo mi picchiava“). Poi la liberazione nel 2016, quando il Bifulco evase durante un permesso premio portando con sé anche la Galdi.
A deporre in aula questa mattina anche il padre e il fratello di Veronica i quali hanno sottolineato il fatto di non essere riusciti a sentire e vedere la propria cara per lungo tempo all’epoca dei fatti, nonostante l’avessero cercata.
La vittima, costituitasi parte civile insieme al padre e al fratello, è difesa dall’avvocato Renivaldo Lagreca. Assente oggi in aula il Bifulco, mentre la Galdi era presente, assistita dall’avvocato Del Chierico.
– Chiara Di Miele –
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