La morte di Fidel Castro in questi giorni è uno dei principali argomenti di discussione sui social network. Commenti spesso fatti a sproposito sia in chiave positiva che negativa perchè frutto di pregiudizi e scarsa conoscenza della situazione sociale e politica dell’isola dei Caraibi.
Come si viveva sotto la dittatura di Fidel? Cosa è cambiato quando al potere è salito il fratello Raul? Adesso, con la morte del lider maximo cosa cambierà? Sono domande che abbiamo rivolto a Tonino Bove, funzionario della Regione in pensione, che dagli anni Novanta trascorre ogni anno 3 mesi sull’isola e si accinge a ritornarci tra qualche giorno.
“Quando un turista arriva per la prima volta – racconta – ha la sensazione di imbattersi in un popolo arretrato di circa 40 anni. Io sull’isola vedevo il modo di vivere che c’era in Italia negli anni Cinquanta. Adesso sono un italiano cubanizzato. Cuba vende la propria povertà, che molti confondono con la miseria, con dei valori di vita belli che fanno parte soltanto nei nostri ricordi”.
Tonino Bove ha sottolineato che quella che c’è sull’isola anche ora “è sempre una dittatura anche se ammorbidita da Raul Castro – spiega – che ha liberalizzato alcuni beni di consumo. La politica libera non esiste. L’unica cosa che è cambiata è che adesso puoi acquistare un cellulare, andare su internet, anche se la rete è controllata, oppure aprire una attività privata. Dopo la rivoluzione c’è una altissima qualità della scolarizzazione e una sanità eccellente“.
Sul futuro dell’isola i timori dell’ex funzionario della Regione sono legati al “rischio che l’isola possa aprirsi al mondo perchè è troppo debole ed il mondo la aggredirebbe”.
– Erminio Cioffi –